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Il mare morto

Qualche giorno fa sono morto.

Mi avete fatto morire voi. Mi potevate salvare, l’avreste potuto fare, con l’inchiostro intriso dello stesso petrolio che prelevano dalla mia pancia giorno dopo giorno, ed ancora giorno dopo giorno, senza pausa, senza

pause. Mi avete abbandonato e consegnato per farmi morire, come si fa con un animale portato al macello.  Perché?

Mi continuo a chiedere il perché? Perché lo avete fatto? Eppure vi ho cullato quando eravate bambini, vi faccio divertire da grandi, la mia presenza vi dona benessere, rilassamento, le mie onde vi trastullano per estati ed inverni interi. Con i vostri sport toccate e cavalcate le mie

onde, quando il sole va  a

nanna vi regaliamo insieme splendide fotografie e quando si sveglia albe spettacolari. Perché? Vi ho fatto forse del male? Nel mio ventre custodisco tesori, millenarie civiltà, la vostra e la nostra storia, custodisco le anime degli sventurati che scappano… Perché? Perché permettete di farmi del male? Non sono da solo. Quando fate del male a me lo fate ai milioni di pesci che vivono con me, alle piante che crescono in me, ai sassi

ed alle pietre che dormono in me, lo fate a voi. Perché non avete tempo per me? Potevate dare un tempo, farli smettere, obbligarli a ripulire lo schifo e lo sporco con cui mi stanno uccidendo.

Nessuno di noi è nato per farsi trivellare. E se a voi succhiassero tutto il sangue, giorno dopo giorno, senza pausa, senza pause? Avreste potuto usare quel poco di inchiostro per cancellare tutto, per cancellarli. Ma non lo avete fatto. Avete preferito sollazzarvi in un mare ormai morto.

Perché qualche giorno fa, mentre voi accorrevate per stare un poco con me… io morivo.

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