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USCITA D’EMERGENZA

C’è un grosso cane nero che vigila su Grimaldi Superiore. E’ vecchio. Si muove e si porta avanti a stenti.

Ma vigila. Guarda ed osserva chi entra ed esce da Grimaldi, sopratutto chi entra. Ho pernottato lì per sei giorni. Da Grimaldi si vede il mare, la Francia, Montecarlo ed anche le centinaia di disperati che cercano di varcare il confine. Sono le due del mattino e rientro per dormire. Improvvisamente vedo sbucare da un dirupo una lunga colonna di migranti. Attraversano il paese di Grimaldi in silenzio sotto lo sguardo attento del cane custode del paese. Sono africani e pakistani, afgani. Si bloccano improvvisamente quando si accorgono della mia presenza. Ci separano solo 50 passi. Silenzio. Sembra uno di quei film western di Sergio Leone ma non c’è la musica di Morricone. Non servirebbe a

nulla. Sono preoccupati della mia presenza. Faccio cenno di

avvicinarsi. Si avvicinano.  Sono sudati ed alcuni di loro piangono. Alle spalle solo un piccolo zaino. Parliamo. Mi dicono che per l’ennesima volta tenteranno il di oltrepassare “il passo della morte”, chiamato così perché molti di loro cadono giù. Sono

siciliano e dovrei conoscere bene questa realtà ma quando la vivi è tutta un’altra cosa. Ho una bottiglietta d’acqua con me e qualche spicciolo che adesso sono nelle loro mani. Mi sento piccolo. Cerco di incoraggiarli e sorrido. Loro lo apprezzano. Uno di loro, forse il più piccolo,  mi abbraccia e mi dice che sono suo fratello. Mi sento ancora più piccolo. Se ne vanno in fila indiana nel silenzio e nel buio dal quale sono venuti.

Rimango lì, fermo. C’è la luna ed una vista eccezionale. Mi piacerebbe trovare un’uscita di emergenza per sparire. Quasi come loro che quella notte cercavano un’uscita di emergenza ma

non per sparire, per rinascere.

Io ed il mio

vecchio amico cane, custode di Grimaldi. ci guardiamo.

“Mi sento solo come un cane” gli dico.

“pure io” mi dice lui.

“e adesso che facciamo?” domando.

“aspettiamo” risponde.

“e mentre aspettiamo?” domando.

“cantiamo” risponde lui.

“ma io sono stonato come un cane!” dico.

“pure io” risponde.

“ma che cantiamo?” gli domando.

“ne conosco una di Ennio Morricone” dice il cane.

E rimaniamo lì. Come un vecchio film di Sergio Leone. In attesa di un’uscita d’emergenza.

6 comments on “USCITA D’EMERGENZA

  1. mapi scrive:

    Belle parole… bei pensieri….che purtoppo non arriveranno mai ai potenti…ai responsabili di tutto questo degrado…….
    Noi stessi viviamo questa situazione in maniera surreale……
    Comunque Grazie!!!.grazie per le tue parole…….. e ora non ci resta che ascoltare la vostra canzone di Morricone……

  2. mapi scrive:

    Belle parole… bei pensieri….che purtoppo non arriveranno mai ai potenti…ai responsabili di tutto questo degrado…….
    Noi stessi viviamo questa situazione in maniera surreale……
    Comunque Grazie!!!.grazie per le tue parole……..
    …..e ora non ci resta che ascoltare la vostra canzone di Morricone……

  3. italo scrive:

    io non leggo mai nulla qui…ma te, ti ho letto.

    sei un Grande

    Italo

  4. Teresa scrive:

    Sei un grande “Aldo-Torna”. Nonostante la stanchezza hai sorriso, avevi tanti volti da continuare a guardare, tanti sorrisi da ricambiare, tanti abbracci ancora da strappare. Ho letto con piacere l’intesa… col cane, l’intesa nel vigilare tutti quei cuori in fila indiana… anche loro avranno colto il tuo cuore nei tuoi occhi, una carezza inattesa che li accompagnerà nel loro viaggio.
    Continuerò a leggerti… mentre tu continuerai a scrivere… mentre continuerò ad augurarmi che quei migranti possano continuare ad avanzare il loro passo.

  5. Maura Polito scrive:

    Ho avuto l’onore di ascoltare questa storia la mattina dopo direttamente dalla bocca di Aldo. Leggerla adesso mi ha fatto riprovare gli stessi brividi ed emozioni di quel giorno. Anzi di più, perché quando leggi hai tempo di soffermarti a riflettere ancora di più. Sarebbe bello avere un’uscita di emergenza che ci catapultasse fuori dall’orrore che siamo costretti a vedere, a sentire e a sopportare, nostro malgrado, ogni giorno. Ma l’unica via di salvezza si trova dentro il cuore e l’anima di ciascuno di noi.

  6. roberta scrive:

    È sbagliato dire “solo come un cane” trovo più vero”solo come un uomo!” Poche volte ci sentiamo veramente in compagnia e quando succede ci sentiamo “fratelli” !

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